Uomini e donne: recensire con cura

Uomini e donne: maneggiare con cura


corriere savigliano intestazione

Corriere Savigliano

Recensione su Il Corriere di Savigliano, giovedi 30 luglio 2009.

Un ringraziamento particolare a Doriano Mandrile!

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Amore 2.0, ovvero l’amore ai tempi del telefonino, internet, blog e facebook

Ti ha corteggiata con un sms?
Ti ha lasciato in 160 caratteri?
Ti ha conquistata con le faccine? 🙂

Se galeotto fu il telefonino, se la notte non dormi aspettando un suo messaggino, se di giorno guardi mille volte il display aspettando che si illumini, se gli mandi 200 sms al giorno, se sul suo telefonino hai beccato un messaggino sospetto, se controlli la posta compulsivamente nell’attesa della “sua” email, se ti ha incantata con la poesita sul suo blog che sembrava scritta proprio per te, così come sembrava alle altre ventidue… se l’hai conosciuto su internet e pensavi fosse amore e quando l’hai incontrato hai scoperto che era un calesse, se ti innamori delle parole

Amore 2.0 è per te!

amore 2.0 cover small

Con la straordinaria partecipazione di:
Albert Wayne-Alessandro Bastasi-Antonio Zoppetti-Carla Reschia-Grazia Cicciotti- Dario Rivarossa-Silvia Désirée Icardi (la Desy)-Elena Colombo-Francesca Panzacchi-Gianluca De Salve-Marialuisa Amodio-Massimo Junior D’Auria-Leo-Riccardo Scirè-Rita Porretto-Sara Ronco-Silvia Dal Lago

Disponibile sul catalogo online 9muse!

Albina usa un dentifricio spermicida: disponibile sul catalogo 9muse

Da oggi in catalogo

Albina usa un dentifricio spermicida

Nove racconti con un unico filo conduttore: le donne.

Ne emerge un microcosmo femminile fuori dal comune: madri che commissionano lo sterminio della propria famiglia; donne alle prese col tradimento, con le diete, con le menzogne e con l’età; mogli, amanti, figlie; donne giovani, vecchie, inventate, impossibili, insopportabili, estreme.

Un repertorio di donne “diverse” e notevoli in ogni cosa che fanno o che non fanno, delle quali vengono svelati e catalogati manie, vizi, difetti e qualche piccola perversione, senza paura di raccontarsi in una prospettiva grottesca e inverosimile, con una verve gentilmente (o spietatamente?) ironica, fino a creare una voluta “confusione” di emozioni, disagi, speranze, che rompe gli schemi consueti, persino nella forma.

Silvia Mericone è nata a Roma nel 1976.
Attualmente scrive sceneggiature per fumetti per le case editrici Cagliostro e-press e Coniglio editore. Per la casa editrice Cronache di Topolinia cura le serie “Gothic”, “Gabbia dorata” e di prossima uscita “Passo in pietra”. Ha pubblicato il racconto “Programma di riabilitazione Saverio” nella raccolta “Toilet n.10”, edizioni 10844.
Scrive su su http://fumetti542.altervista.org/wordpress

assaggi da Profondo Noir: Il dubbio

C’era effettivamente qualcosa di sbagliato. Se lo sentiva. Era bastato aprire gli occhi, al buon vecchio Frank, e l’aveva capito subito. Un po’ come i vecchi che aspettano il caldo torrido dell’estate. Lo sentono arrivare da lontano, lamentandosi. Si danno un’ultima occhiata intorno, poi cominciano a morire. Inesorabilmente, spiaccicati sull’asfalto come cicche spente. Dev’essere una specie di sesto senso che ti avverte quando i guai si affacciano all’orizzonte preannunciati dal rullare incazzato dei tamburi. Frank se lo sentiva, punto e basta. Non si era ancora dato la prima grattata di coglioni mattutina e già sapeva che qualcosa era dannatamente sbagliato. Che mi venisse un colpo!, pensò il buon vecchio Frank.

Provò a guardarsi attorno, posando lo sguardo perplesso sulla solita camera da letto. Le lenzuola bianche stropicciate, le stampe appese alle pareti, la lampada Ikea. Tutto al posto giusto. Anche la pianta finta, maniacalmente spolverata, nell’angolo di fianco alla porta, se ne stava al suo posto, immobile. Eccheccazzo, sibilò Frank a denti stretti. Era visibilmente infastidito, il buon vecchio. Era una cosa ben strana, quella sensazione. A maggior ragione se si pensa che a quel povero diavolo non succedeva mai un cazzo di niente. Si svegliava, mangiava, cagava, dormiva e con estrema semplicità si svegliava di nuovo. Talvolta gli capitava di prendersi una sbronza o di farsi una sega. Ogni volta che si lustrava l’arnese, poi, si sentiva un vero sporcaccione e la cosa doveva eccitarlo non poco, dato che il più delle volte si concedeva il bis.

Una vita lineare, insomma, senza pennellate creative ma neppure troppe sbavature. Frank parlava di politica, giocava a calcetto con i colleghi della banca, andava a troie nei fine settimana ma solo dopo aver pulito l’appartamento. Lo faceva tutte le settimane, di sabato. Ogni tanto si faceva venire strane idee in merito a possibili utilizzi alternativi dell’aspirapolvere, ma finora si era limitato alle beneamate pratiche onanistiche. Non si era mai fermato a riflettere granché, quel gran figlio di puttana di Frank. Di norma lasciava che le cose capitassero, aspettava che andassero a lui come le stramaledette anime vanno a Gesù Cristo. Senza particolare sforzo, dunque, sospinte dall’inerzia e dalla consuetudine. Mai che avesse avuto difficoltà o esitazioni di fronte a una decisione, mai una stramaledetta volta lungo l’intero arco della sua stramaledetta vita.

Aveva scelto la sua prima macchina, la sua specializzazione universitaria, il suo primo impiego, il suo appartamento con la stessa disarmante semplicità con cui sceglieva di pulirsi il culo con la mano destra oppure con la sinistra. Qualcuno avrebbe potuto perfino spingersi a dire che il buon vecchio Frank semplicemente sceglieva di non scegliere. Si era cuccato la prima fidanzatina per il solo ed unico motivo che era stata lei a domandargli di uscire a cena, di andare al cinema, era stata lei a prenderlo per mano, ad abbassargli i pantaloncini e a fargli il primo pompino della sua lunga ed onorata carriera. Frank era il classico tipo di persona che quando vede una foglia cadere riesce solo a pensare che sta arrivando l’autunno. Tutto filava liscio, insomma.
Eppure, quella mattina, c’era qualcosa che proprio non gli tornava…

brano tratto dal racconto Il dubbio di Pietro Caturano in Profondo Noir

assaggi da Profondo Noir: Dobro Jutro

Pavel Semënovič si liberava delle bottiglie una volta a settimana; il giovedì mattina apriva la porta di casa e usciva con due secchi, uno di plastica e uno di alluminio pieni dei resti delle sue bevute. Vodka e birra con qualche esemplare di vino del Caucaso. Da quando era in congedo lo si vedeva nel cortile solo in quell’occasione, per disfarsi dei vuoti, i morti, come si dice nel gergo dei bevitori. Lo sentivano tutti sul pianerottolo quando si accingeva a compiere la missione settimanale; il respiro affannato, il passo pesante, le bottiglie che sbattevano fra loro e quelle che cadevano infrangendosi sul pavimento del pianerottolo. Restavano i vetri, dei quali Pavel Semënovič non si curava affatto, tutto quello che usciva dai secchi non era più affar suo. Se ne doveva occupare la moglie, Lena, una donna con i capelli di stoppa e le spalle da muratore. Questa non faceva in tempo a rientrare la sera che trovava un vicino a lamentarsi della sporcizia sparsa dal suo Paška nelle parti comuni.
– E’ una vergogna! Ogni volta bisogna stare attenti a non tagliarsi i piedi con questi vetri per terra.
Lena abbassava la testa desolata e cercava le chiavi nella sacca di tela militare con cui faceva la spesa, una tela robusta, che sembrava fatta apposta per trasportare patate.
Senza dire una parola apriva la porta e dopo poco usciva con la scopa di saggina, una scopa dal manico corto che la costringeva a stare con la schiena piegata come usava nelle famiglie di contadini.
L’appartamento in cui vivevo era di gente benestante per i criteri post-sovietici, la mia padrona di casa – la chozjajka – aveva pure una pianta di limone messa nell’intercapedine tra i due finestroni del salotto. Una pianta che era cresciuta dentro una latta di zuppa formato maxi e aveva persino dato frutti, con la temperatura che c’era negli interni riscaldati dagli impianti a gasolio. Non si faceva economia di riscaldamento a Mosca, anche in pieno inverno potevi stare in casa con una maglietta.
Un limone fresco di pianta a Mosca, chi l’avrebbe mai immaginato; quelli come me sapevano però che “Moskvà ne gorod a celyj mir” – Mosca non è una città ma un mondo intero. Un mondo che io cercavo di capire da studentessa di lingue idealista e anche un po’ presuntuosa quale ero a quel tempo.

tratto da Dobro Jutro di Katia Ceccarelli in Profondo Noir

assaggi da Profondo Noir: Gridalo forte

Il casco mi va stretto. E’ di Ciro, ma io tengo la testa più grossa. Se almeno potessi tenere la visiera alzata, forse andrebbe meglio. Ma Ciro dice che non se ne parla. E fa pure caldo. Mi sembra di stare in un forno. Sto troppo scomodo. Tengo il ferro tra i jeans e la pancia. Il calcio spinge contro l’inguine. La canna si è ficcata nell’interno della coscia, appena sotto le palle. Sto sudando, ma il casco è così stretto che le gocce di sudore neanche riescono a scorrere. Non sono nervoso, è solo ‘sto caldo. E poi il casco.
Ciro guida a singhiozzo: accelera e poi dà due botte di freno. C’è traffico e noi andiamo un po’ di fretta, ma la moto si muove agile tagliando in mezzo alle macchine. Seguo i movimenti di Ciro, accompagnando col culo e le gambe, ora a destra ora a sinistra. Non ho mai guidato una moto. Tengo lo scooter, un pezzo vecchio fatto di plastica. E’ un 125, ma fino a oggi mi è bastato. Nel bauletto sotto al sedile ci metto le panette di fumo. Ce ne vanno una sessantina, se sono lunghi trenta o quaranta centimetri e se non li hanno incartati con troppo cellophane. Non sono mai tornato a casa con un solo panetto sotto il sedile. Ciro dice che so’ capace e che porto parecchi soldi. Forse per questo mi hanno cominciato a dare pure la polvere. Quella si vende ancora più facile e si fanno più soldi. Con il fumo riesco a fare in una sera pure tremila euro, ma a me ne vanno solo cinquanta. Con la coca ci accapezzo il triplo, così mò mi posso pure comprare lo scooter nuovo. Ciro però dice che sono sprecato a fare ‘sto mestiere. Io so’ contento quando mi dice così. Mi ha spiegato che se mi comporto bene fra un po’ una moto come la sua me la posso comprare pure io.
“Quanto fai a sera, Gennà?”, mi chiese una volta Ciro.
“So’ 150 euro più o meno…”
“E so’ ancora pochi, Gennà…”

tratto da Gridalo forte, di Pietro Caturano, in Profondo Noir

Profondo Noir: assaggi

Sono sveglia. Butto giù le gambe dal letto.
Il display della sveglia mi informa che sono le 11 e 07 a.m.
La testa fra le mani rifletto, immobile come uno specchio. Gli scuri sono aperti ma non si vede nemmeno l’ombra di una luce.
Decido che è meglio dare un’occhiata in giro.
In bagno non è cambiato quasi nulla: Federica e Roberto sono nella vasca e l’acqua è ancora rossa, torbida. Solo l’odore del sangue è un poco più deciso. Li tocco con un dito: prima lui, poi lei. Sono rigidi, del tutto.
Esco dal bagno e scendo lentamente le scale. Alessandro è riverso sul tavolo. Accanto a lui tubetti di medicine e bottiglie di liquori. Respira debolmente.
Chissà che fine ha fatto Sara… La cerco nel bagno di servizio. La porta è chiusa a chiave da dentro, la luce è accesa. Dalla serratura ne vedo una mano. Contratta, verdognola. Sta ancora aggrappata al water. Ha preso candeggina e sgorgatubi prima di correre a chiudersi qui dentro. Quando sono andata a dormire gridava ancora.

brano tratto da Anno nuovo, vita nuova.

Profondo Noir – dacci oggi il nostro orrore quotidiano…

Profondo Noir
Profondo Noir

strani scherzi del fato, di quelli che, se ci fai caso, ti sembra di sentire aleggiare nell’aria odore di zolfo…
strani incontri, di quelli che ti cambiano la vita, e non necessariamente in meglio.
strani viaggi, talvolta senza ritorno.
strani risvegli, di quelli che vorresti ripiombare subito in un sonno senza sogni.
strani appuntamenti, di quelli che avresti fatto meglio a ricordare.
o a dimenticare.

tra veglia e sogno, tra luce e tenebra, tra vita e morte, in città spettrali, paesaggi onirici, visioni terrificanti, Profondo Noir è un biglietto di sola andata.

Indice dei racconti:

Anno nuovo, vita nuova :: Amanda Zito
Dobro Jutro :: Katia Ceccarelli
Gridalo forte :: Pietro Caturano
Il dubbio :: Frank La Tanica (Cristiano Varotti)
Con il cuore tra i coglioni :: Stefano Zucchi
Amore e pillole :: Alba Coglitore
Per amore di Irene :: Carlo Adriano
Il Veleno delle Lucciole :: Giorgia Rebecca Gironi
EX :: Domenico Cosentino
Volvo S80 :: Federico Zazzara
Assassino di carta :: Gianfranco Cambosu
Io so :: Sara Monteverde
Stella :: Ersilia Cacace
Tierra Caliente :: Gennaro Chierchia
22 :: Sergio Paoli
Nessun Dorma :: Alessio Taffarello

Sta per arrivare…

17/2/2009: esce dal buio

Profondo Noir

dacci oggi il nostro orrore quotidiano…

Profondo Noir
Profondo Noir

Ventitré paia d’occhi alla libreria Mondadori di Carpi (MO)

Giovedì 12 febbraio 2009
ore 21:00

Elisa Massari presenta
Ventitré paia d’occhi

conduce Stefania Ferrari
letture di Andrea Damiano

Libreria Mondadori – Carpi (MO)

elisa massari - ventitré paia d'occhi

l’intervist(in)a: Michela Murialdo

– Che libro avresti voluto scrivere?
A volte mi capita di finire di leggere un libro e dirmi: caspita, perchè non l’ho scritto io? Sono quei libri che ti lasciano qualcosa dentro, che riesci a creare nei tuoi occhi tanto da sentirli reali e sulla pelle. Sono quelli i libri che avrei e vorrei scrivere. Quelli che ti viene voglia di rileggere, sottolineare, sfogliare in determinati momenti. Quelli che porteresti con te.

– In quale libro ti piacerebbe vivere?
Un po’ in tutti perchè vorrei conoscere realtà, parole, emozioni diverse. Le più disparate, e magari portami dietro qualcosa di migliore!

– Quale libro rileggi più spesso?
Ho il vizio di rileggere i libri o anche solo delle frasi. se un libro mi ha colpito, mi ha dato qualcosa finisce così. Ad esempio : “Lei che nelle foto non sorrideva” di Cinzia Bomoll (adoro quel libro), “Tre voli” di Chiara Zocchi e “Destroy“della Santacroce.

– Quale personaggio letterario vorresti essere?
Ora come ora non saprei. Un’Alice del paese delle meraviglie qualche volta non farebbe male 🙂

– Qual è il primo libro di cui ti sei innamorata? e l’ultimo?

(questa intervista è troppo difficile! non riesco a fare una selezione dei libri!) Allora… io mi innamoro sempre dei libri, dovrei farti un elenco lunghissimo. Un amore presente e passato, i diari di Sylvia Plath; “Veronika decide di morire” di Coelho, “Un uomo” della Fallaci.

– Cosa cerchi in un libro?
Cerco un po’ di me stessa. Scelgo i libri a seconda del mio umore, delle mie voglie. In questo periodo prediligo la scrittura femminile. Cerco parti nascoste, storie nuove, scritture che mi emozionino, che mi lascino qualcosa una volta che la copertina è stata chiusa. Cerco quelle emozioni che ti entrano dentro, dritte nelle stomaco. Cerco una storia dove sarebbe bello vivere.

– Quale autore/autrice vorrei intervistare? cosa gli chiederesti?

Chiara Zocchi, solo per conoscerla. per dirle che i suoi libri sono splendidi. che il suo modo di scrivere e di dare emozioni è unico.

Michela Murialdo è l’autrice del racconto Lucide istantanee pubblicato nell’antologia “Ho preso in mano quella fotografia e…”.

Parli come la notte, fortissimo: presentazione

Mercoledì 21 gennaio 2009 ore 16:00

Valentina Tomaselli

in

Parli come la notte, fortissimo

racconto tratto da

“Ho preso in mano quella fotografia e…”

"Ho preso in mano quella fotografia e..."
"Ho preso in mano quella fotografia e..."

Performance video e musicale

Palazzo della Provincia di Reggio Calabria

Fuori l’autore: Giuseppe Guidotti

Giuseppe Guidotti
Giuseppe Guidotti

1. che libro avresti voluto scrivere?
Sostiene Pereira oppure Ti prendo e ti porto via.

2. in quale libro ti piacerebbe vivere?
Bè… Alice nel paese delle meraviglie 🙂

3. quale libro rileggi più spesso?
Il mio, perchè di solito non rileggo i libri per un motivo che non ho ancora ben capito.
Però il mio per forza di cose sì.

4. quale personaggio letterario vorresti essere?
Mattia Pascal….. perchè ho sempre sognato di darmi morto e scappare…. giusto per semplificare

5. qual è il primo libro di cui ti sei innamorato? e l’ultimo?
Sostiene Pereira
il primo e l’ultimo credo Ti prendo e ti porto via.

6. cosa cerchi in un libro?
Che mi catturi e mi faccia immergere, che mi ecciti e mi faccia piangere. Che
ci sia una storia bellissima da voler vivere.

7. quale autore/autrice vorresti intervistare? cosa gli chiederesti?
Chiara Zocchi, le chiederei se mi vuole sposare.

Come colonna sonora per la lettura del suo racconto L’ultima della collezione in “Ho preso in mano quella fotografia e…” Giuseppe è indeciso tra:
Viva la vida dei Coldplay
Who the fuck are Arctic Monkeys degli Arctic Monkeys
Grace di Jeff Buckley
e Liar di The Niro
e forse mille altre
ma alla fine ha scelto Smashing Pumpkins, Dancing In The Moonlight.

l’intervist(in)a: Alessandro Galli

1. che libro avresti voluto scrivere?
Ce ne sono molti che, leggendoli, mi salta al naso la smania di riscriverli.. firmandoli di mio. Credo che sceglierei “Il Pendolo di Foucault”, “Q” e i primi 50 numeri di Dylan Dog,

2. in quale libro ti piacerebbe vivere?
Assolutamente un libro di Marquez. forse “Cent’anni di solitudine” atmosfere bellissime. Magari guardando le storie dal di fuori, a scanso di equivoci…


3. quale libro rileggi più spesso?

torno su GGM: “L’amore ai tempi del colera” è anche l’unico libro che abia letto più di 5 volte. 15, per la precisione. quando sono fuori per lavoro e non ho la mia libreria a portata di mano ne compro una copia. sono arrivato a sette… ho fatto molti regali. poi.

4. quale personaggio letterario vorresti essere?
Mattia Pascal… a volte lo spero vivamente.

5. qual è il primo libro di cui ti sei innamorato? e l’ultimo?
il primo credo fosse “Il raggio verde” di Verne. l’ultimo è “Lo zahir”di Coelho. mi piace tanto che non riesco a finirlo.

6. cosa cerchi in un libro?
Di solito non cerco nulla. A volte mi faccio prendere dalla veste grafica, altre dal titolo, più spesso dall’argomento, quasi sempre dal nome dell’autore.
Forse, però, pensandoci, cerco la sorpresa.

7. quale autore/autrice vorresti intervistare? cosa gli chiederesti?
Intervisterei due autori: Valerio Evangelisti per chiedergli … una benedizione… e Dan Brown per chiedergli… i danni.

Alessandro Galli ha scritto il racconto Alice pubblicato in “Ho preso in mano quella fotografia e…”

Colonne sonore: Capo Nord

Fabio Guastalla, per la lettura del suo racconto Capo Nord, suggerisce, in rigoroso ordine cronologico, See these bones dei Nada Surf e la numero 12 dei Ghosts I-IV dei Nine Inch Nails.