Voglia di scrivere? Comincia dall’incipit…

Incipit è un corso di scrittura organizzato a più mani e tenuto nei locali della Libreria Massena28 di Torino.

Coordinano il progetto e la sua organizzazione Marianna Martino, titolare di Zandegù Editore, e Virginia Michetti, ideatrice del corso, giornalista e blogger.

Per info, iscrizioni, date e costi date un’occhiata al sito.

assaggi da Profondo Noir: Il dubbio

C’era effettivamente qualcosa di sbagliato. Se lo sentiva. Era bastato aprire gli occhi, al buon vecchio Frank, e l’aveva capito subito. Un po’ come i vecchi che aspettano il caldo torrido dell’estate. Lo sentono arrivare da lontano, lamentandosi. Si danno un’ultima occhiata intorno, poi cominciano a morire. Inesorabilmente, spiaccicati sull’asfalto come cicche spente. Dev’essere una specie di sesto senso che ti avverte quando i guai si affacciano all’orizzonte preannunciati dal rullare incazzato dei tamburi. Frank se lo sentiva, punto e basta. Non si era ancora dato la prima grattata di coglioni mattutina e già sapeva che qualcosa era dannatamente sbagliato. Che mi venisse un colpo!, pensò il buon vecchio Frank.

Provò a guardarsi attorno, posando lo sguardo perplesso sulla solita camera da letto. Le lenzuola bianche stropicciate, le stampe appese alle pareti, la lampada Ikea. Tutto al posto giusto. Anche la pianta finta, maniacalmente spolverata, nell’angolo di fianco alla porta, se ne stava al suo posto, immobile. Eccheccazzo, sibilò Frank a denti stretti. Era visibilmente infastidito, il buon vecchio. Era una cosa ben strana, quella sensazione. A maggior ragione se si pensa che a quel povero diavolo non succedeva mai un cazzo di niente. Si svegliava, mangiava, cagava, dormiva e con estrema semplicità si svegliava di nuovo. Talvolta gli capitava di prendersi una sbronza o di farsi una sega. Ogni volta che si lustrava l’arnese, poi, si sentiva un vero sporcaccione e la cosa doveva eccitarlo non poco, dato che il più delle volte si concedeva il bis.

Una vita lineare, insomma, senza pennellate creative ma neppure troppe sbavature. Frank parlava di politica, giocava a calcetto con i colleghi della banca, andava a troie nei fine settimana ma solo dopo aver pulito l’appartamento. Lo faceva tutte le settimane, di sabato. Ogni tanto si faceva venire strane idee in merito a possibili utilizzi alternativi dell’aspirapolvere, ma finora si era limitato alle beneamate pratiche onanistiche. Non si era mai fermato a riflettere granché, quel gran figlio di puttana di Frank. Di norma lasciava che le cose capitassero, aspettava che andassero a lui come le stramaledette anime vanno a Gesù Cristo. Senza particolare sforzo, dunque, sospinte dall’inerzia e dalla consuetudine. Mai che avesse avuto difficoltà o esitazioni di fronte a una decisione, mai una stramaledetta volta lungo l’intero arco della sua stramaledetta vita.

Aveva scelto la sua prima macchina, la sua specializzazione universitaria, il suo primo impiego, il suo appartamento con la stessa disarmante semplicità con cui sceglieva di pulirsi il culo con la mano destra oppure con la sinistra. Qualcuno avrebbe potuto perfino spingersi a dire che il buon vecchio Frank semplicemente sceglieva di non scegliere. Si era cuccato la prima fidanzatina per il solo ed unico motivo che era stata lei a domandargli di uscire a cena, di andare al cinema, era stata lei a prenderlo per mano, ad abbassargli i pantaloncini e a fargli il primo pompino della sua lunga ed onorata carriera. Frank era il classico tipo di persona che quando vede una foglia cadere riesce solo a pensare che sta arrivando l’autunno. Tutto filava liscio, insomma.
Eppure, quella mattina, c’era qualcosa che proprio non gli tornava…

brano tratto dal racconto Il dubbio di Pietro Caturano in Profondo Noir

assaggi da Profondo Noir: Dobro Jutro

Pavel Semënovič si liberava delle bottiglie una volta a settimana; il giovedì mattina apriva la porta di casa e usciva con due secchi, uno di plastica e uno di alluminio pieni dei resti delle sue bevute. Vodka e birra con qualche esemplare di vino del Caucaso. Da quando era in congedo lo si vedeva nel cortile solo in quell’occasione, per disfarsi dei vuoti, i morti, come si dice nel gergo dei bevitori. Lo sentivano tutti sul pianerottolo quando si accingeva a compiere la missione settimanale; il respiro affannato, il passo pesante, le bottiglie che sbattevano fra loro e quelle che cadevano infrangendosi sul pavimento del pianerottolo. Restavano i vetri, dei quali Pavel Semënovič non si curava affatto, tutto quello che usciva dai secchi non era più affar suo. Se ne doveva occupare la moglie, Lena, una donna con i capelli di stoppa e le spalle da muratore. Questa non faceva in tempo a rientrare la sera che trovava un vicino a lamentarsi della sporcizia sparsa dal suo Paška nelle parti comuni.
– E’ una vergogna! Ogni volta bisogna stare attenti a non tagliarsi i piedi con questi vetri per terra.
Lena abbassava la testa desolata e cercava le chiavi nella sacca di tela militare con cui faceva la spesa, una tela robusta, che sembrava fatta apposta per trasportare patate.
Senza dire una parola apriva la porta e dopo poco usciva con la scopa di saggina, una scopa dal manico corto che la costringeva a stare con la schiena piegata come usava nelle famiglie di contadini.
L’appartamento in cui vivevo era di gente benestante per i criteri post-sovietici, la mia padrona di casa – la chozjajka – aveva pure una pianta di limone messa nell’intercapedine tra i due finestroni del salotto. Una pianta che era cresciuta dentro una latta di zuppa formato maxi e aveva persino dato frutti, con la temperatura che c’era negli interni riscaldati dagli impianti a gasolio. Non si faceva economia di riscaldamento a Mosca, anche in pieno inverno potevi stare in casa con una maglietta.
Un limone fresco di pianta a Mosca, chi l’avrebbe mai immaginato; quelli come me sapevano però che “Moskvà ne gorod a celyj mir” – Mosca non è una città ma un mondo intero. Un mondo che io cercavo di capire da studentessa di lingue idealista e anche un po’ presuntuosa quale ero a quel tempo.

tratto da Dobro Jutro di Katia Ceccarelli in Profondo Noir

Profondo Noir: assaggi

Sono sveglia. Butto giù le gambe dal letto.
Il display della sveglia mi informa che sono le 11 e 07 a.m.
La testa fra le mani rifletto, immobile come uno specchio. Gli scuri sono aperti ma non si vede nemmeno l’ombra di una luce.
Decido che è meglio dare un’occhiata in giro.
In bagno non è cambiato quasi nulla: Federica e Roberto sono nella vasca e l’acqua è ancora rossa, torbida. Solo l’odore del sangue è un poco più deciso. Li tocco con un dito: prima lui, poi lei. Sono rigidi, del tutto.
Esco dal bagno e scendo lentamente le scale. Alessandro è riverso sul tavolo. Accanto a lui tubetti di medicine e bottiglie di liquori. Respira debolmente.
Chissà che fine ha fatto Sara… La cerco nel bagno di servizio. La porta è chiusa a chiave da dentro, la luce è accesa. Dalla serratura ne vedo una mano. Contratta, verdognola. Sta ancora aggrappata al water. Ha preso candeggina e sgorgatubi prima di correre a chiudersi qui dentro. Quando sono andata a dormire gridava ancora.

brano tratto da Anno nuovo, vita nuova.

“Di mattina presto”: l’incipit raccontato da Cris

Ascolta i brani audio in formato mp3 cliccando sui link qui sotto:

era l’estate dei miei diciotto anni…

papà mi avrebbe comprato la macchina non appena avrei preso la patente…

mi piaceva bere, sentirmi su di giri, rendeva le cose più facili e divertenti con i ragazzi…


Cris, attrice teatrale, legge “Di mattina presto, a digiuno”.

Di mattina presto, a digiuno

“Era l’estate dei miei diciotto anni e avevo poche preoccupazioni. Le principali consistevano nel trovare il vestito giusto per le feste e non tornare a casa troppo ubriaca. La scuola era finita, avevo dato la maturità e non avevo compiti da fare perché a ottobre avrei cominciato l’università a Torino. Avevo solo voglia di godermi quei mesi di vacanza e abbronzarmi…”

Claudia BruniDi mattina presto, a digiuno

Questo è l’incipit del primo romanzo che stiamo per pubblicare e che uscirà (speriamo!) alla fine di questo mese.

Tanti auguri Claudia per il tuo esordio letterario, in bocca al lupo a noi per il nostro debutto editoriale.