9muse.net sceglie gli eBooks

La nuova linea editoriale di 9muse prevede la pubblicazione di libri esclusivamente in formato eBook (PDF).

Gli eBook sono libri in formato digitale e sono leggibili sullo schermo di ogni computer, sui telefonini e tramite gli eReader, apparecchi portatili per la lettura di libri e giornali, come Kindle di Amazon, Cybook, Sony Portable Reader, iLiad iRex Digital Reader, Tablet della Apple (il cui lancio è previsto per i primi mesi del 2010) e molti altri.

Crediamo nella diffusione sempre maggiore della lettura tramite supporti digitali portatili grazie all’uso sempre più massiccio dei dispositivi mobili.
Il formato digitale permette la distribuzione più veloce ed efficace possibile. Nessun altro sistema distributivo è altrettanto rapido, nessuno è altrettanto in grado di arrivare ovunque. Basta un click, davvero.

Inoltre in libreria lo spazio è molto limitato e non tutti frequentano le librerie, il telefonino ce l’hanno praticamente tutti.

Chi lo desidera può comunque stamparsi la sua copia con un notevole risparmio in temini di alberi abbattuti e rispetto per l’ambiente.
Ecco il perché di questa nostra scelta.

Immagina il futuro, noi l’abbiamo fatto.

Sulle modalità di invio, vai alla pagina manoscritti

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13 pensieri su “9muse.net sceglie gli eBooks

  1. E’ una scelta estremamente coraggiosa che – ancora – non so se condivido. L’e- book consente un’altissima velocità di diffusione dei libri (e in fondo i libri sono fatti per esser letti da più occhi possibile). Inoltre, i costi possono essere abbattuti a beneficio del consumatore/lettore. Certo, però, che la sensazione tattile della carta un po’ morbida un po’ ruvida, degli angoli taglienti e lo scontrino del panettiere o il biglietto del cinema usati da segnalibro, per non parlare della curiosità di capire, dalla sua faccia, se quello che sta leggendo il mio vicino d’autobus e interessante…con un e – book vedrei semplicemente una persona al computer che, per quanto ne so, potrebbe avere a che fare con guerra e pace o con un foglio excell….
    Va anche detto che qualche libro in meno e qualche e – book in più e in casa potrei ancora girarmi. Magari potrei anche adottare un gatto senza temere che si faccia le unghie sui miei libri virtuali. Ecco, oi il libro può perdersi, rovinarsi, andare a fuoco (beh non di frequente) mentre l’e – book me lo salvo su due diverse memorie et voilà…
    Non so – ancora – se quest’idea mi piace o no ma, sicuramente ha il pregio di essere, per l’appunto, un’IDEA.

  2. Mah, personalmente il nuovo corso, inteso come una scelta esclusivista, mi delude. E’ vero che si risparmia sui costi e si salva l’Amazzonia, però un “libro su carta” è ben diverso da una “stampata da file”. Inoltre, per quanto ne so, oggi esisterebbe anche la possibilità di stampare libri, libri veri, nel numero di copie che servono, foss’anche una sola.
    😦

  3. Come sai ho un figlio, che hai anche conosciuto. E’ un nativo digitale. Uno per cui la playstation, il computer e la NintendoDS sono un naturale prolungamento del suo corpo e delle sue capacità.

    Non solo lui, ovviamente, anche i bambini della sua età e i ragazzini più grandi. Noi facevamo le ricerche sull’enciclopedia, loro vanno su Wikipedia.

    Gli ho attaccato ‘sta roba, che è la passione per la lettura, non so, forse stava in qualche filamento di DNA dato che anche io me la sono beccata da mio padre. Spesso leggiamo insieme, cioè io leggo ad alta voce, lui ascolta, insieme commentiamo, spesso ridiamo. Gli piace soprattutto Topolino.
    Un po’ di tempo fa ha scoperto che sul sito di topolino.it ci sono le storie da leggere online in formato PDF. Sono esattamente le stesse che vengono pubblicate sul giornalino cartaceo. Ieri gli ho chiesto: “Ci leggiamo una bella storia su Topolino?” E lui: “Mmm… preferisco leggerla online”.
    Questo è il futuro, e io devo essere lungimirante e investire sul futuro anziché sul passato.

  4. Però una cosa, sicuramente, non mi piace dei libri on line: il formato pdf. E’ molto statico e difficilmente consente di ingrandire, cercare, estrapolare, ovvero fare quelle cose che danno valore aggiunto ad un libro virtuale. Bisognerebbe pensare a dei supporti più agili e furbetti.
    Detto ciò quella di Bianca è sicuramente una bella sfida e io la rispetto in quanto tale, anche se non la condivido fino in fondo. Sono molto grata a Bianca perché è stata la prima a ritenere le mie robette pubblicabili – in effetti, è stata anche la prima alla quale le ho sottoposte – e a darmi fiducia. Direi che, a questo punto, è mio dovere morale darle fiducia a mia volta. Per quanto riguarda le mie “robette” al momento non sono pronta all’idea di vederle pubblicate in byte e pixel anziché in carta e inchiostro. Per i miei poveri e miserrimi scritti, continuo a sognare un futuro di carta (magari quella grigiolina e opaca che salva l’Amazzonia) e una vita trascorsa su divani, autobus, letti e panchine (per altro è un tipo di vita che piacerebbe un sacco anche a me). Magari un giorno cambierò idea, sono tante le cose che ho detto che non avrei mai fatto e invece… Magari un giorno saranno i miei cuginetti a farmi cambiare idea.

  5. Io mi trovo d’accordo con la Desy.

    E aggiungo anche che personalmente non penso affatto che l’ebook sia il futuro, ma una brutta involuzione nella forma mentis. Progresso vuol dire “andare avanti”, ma andare avanti non vuole dire automaticamente “andare in meglio”.

    Io non leggo ebook perchè lo trovo fastidioso ed irritante per gli occhi, preferisco ancora andare in libreria e respirare l’odore della carta, girare fra gli scaffali e acquistare un libro, ancora devo conoscere una persona “davvero lettrice” che mi dica, no, io preferisco clikkare e comperare un libro online o leggerlo online.

    Non la trovo neanche una scelta coraggiosa, ma una scelta obbligatoria. L’editoria ha un costo, la distribuzione ha un costo, le librerie e il mercato hanno una visibilità che strozza il piccolo (da sempre), messa su questo piano è una scelta che capisco ed appoggio, messa sul piano del “futuro digitale = futuro universale” è una scelta che non condivido, e sarò ancora più cinica (o caustica)… penso che la facilità di produzione di un ebook, influirà grandemente sulla qualità delle pubblicazioni online…

    Non me ne vogliate.

    S.

  6. Un’impresa che produce e commercializza deve necessariamente confrontarsi con diversi fattori: la concorrenza, il pubblico a cui si rivolge, le regole del mercato.

    In editoria entrano in gioco diversi elementi, in primo luogo la distribuzione: il distributore si prende fino al 63% del valore dei libri, praticamente la fetta più grande, e spesso si limita a evadere gli ordini che gli arrivano dalle librerie anziché proporre i libri; poi ci sono le librerie che, da una parte sono colonizzate dai grandi gruppi editoriali che comprano il loro spazio, dall’altra scelgono libri facili da vendere, quelli che i lettori chiedono e vogliono acquistare; poi ci sono gli autori che sognano di entrare in ogni libreria e trovare il loro libro; infine ci sono i lettori che, giustamente, hanno i loro gusti.
    Le giacenze di magazzino vengono sommate ai ricavi e sono tassate fiscalmente. Se alla fine dell’anno ho 5000 o più libri in magazzino o in conto vendita presso il distributore o presso le librerie, il loro valore viene sommato ai ricavi e ci pago (e ci ho pagato) le tasse sopra.
    Capisco e condivido l’amore per il libro di carta, ma che senso ha produrli se poi le librerie non li vogliono?
    Anche io amo i libri, ma averne molti con lo stesso titolo è meno entusiasmante 😉

    Un eBook non ha giacenze di magazzino e ha dei costi di produzione più contenuti, il che mi permette di investire su più titoli e più autori ripartendo meglio i rischi e i costi, saranno poi i lettori a decidere cosa va e cosa non va. Inoltre col formato digitale gli errori possono essere corretti più velocemente.

    Ringrazio tutti coloro che hanno fatto questo pezzo di strada con me e auguro loro il futuro da scrittori che desiderano.

    @Desy: Acrobate Reader o quello che usi per visualizzare il formato PDF ha la funzione di ingrandimento. C’è un’iconcina a forma di lente d’ingrandimento. Il PDF è uno dei formati, probabilmente ne prenderò in considerazione anche altri, magari più malleabili.

    @Dario: il tuo commento è stato pubblicato mentre stavo rispondendo a Desy e non l’avevo ancora letto. Il mio stampatore non mi permette di stampare una copia alla volta.

    @Silvia: l’hai detto tu che sei cinica, eh! ;-p

  7. non ci piace l’e -book?
    E SE FACESSIMO QUALCOSA?

    Perdonate la lunghezza e ripetitività dello scritto, come diceva Flaubert, non ho avuto tempo di essere più breve (volevo andare a nanna). Comunque se svi annoiate e saltate frasi qua e là non dovreste perdervi poi molto.

    Sì, anch’io, come Silvia, ritengo probabile che i costi, quasi zero, di edizione e distribuzione possano far precipitare la qualità, oggi spesso già esigua. Il fatto di essere pubblicati, fino ad oggi, in qualche modo è stato un attestato di stima, quasi una garanzia di qualità. Ho pubblicato, quindi quel scrivo è “pubblicabile”. Alcuni anni fa partecipai, per più edizioni, all’organizzazione di 2 eventi letterari (“Osservatorio letterario giovanile” di Torino e “Le Vie della Luna” nel Canavese). Vi prendevano parte case editrici, piccole e grandi, e scrittori sia esordienti che già noti. Le frasi che sentivo dire erano sempre le stesse. Gli editori si lamentavano di ricevere quantitativi abnormi di manoscritti banali quando non addirittura indecenti, sui quali non valeva la pena investire (il pochissimo) tempo e denaro; inoltre, sempre gli editori, lamentavano il fatto che le “opere” erano spesso incongruenti con la linea della casa editrice. “Che me ne faccio di una raccolta di barzellette dialettali”, mi disse una volta un editore, “se la mia casa pubblica libri di astronomia e mappe stellari? Passi quando confondono astronomia con astrologia, ma stelle con barzellette mi sembra troppo”. Gli scrittori, dal canto loro, lamentavano, invece, di non ottenere la dovuta attenzione, anzi, di essere “cestinati” senza nemmeno essere stati letti. L’80% di loro sosteneva, tra l’altro, di scrivere cose tremendamente originali e molto “alternative” e di non essere preso in considerazione proprio per questo motivo. Gli editori ribattevano, al contrario, che anche quando i testi erano di qualità decente, le proposte rimanevano comunque scontate e banali. La verità dov’era? Forse nel mezzo come nella più mediocre tradizione dei luoghi comuni, fatto sta che l’editoria è in crisi, le proposte sono poche (perché proporre vuol dire investire) e i lettori sono sempre meno motivati (come dice Bianca il lettore fa giustamente quel cavolo che gli pare e se le proposte sono esigue o poco accessibili e i prezzi alti…sì, perché produrre libri su piccola scala fa levitare i costi. Fate un confronto tra libri di “gran marca” e libri di “discount”).
    Produrre libri è costoso e, purtroppo (attenti arriva la crudele ovvietà) per rientrare dalle spese di editoria devi venderli. Noi “scrittori e/o aspiranti tali ci stracciamo le vesti quando veniamo contattati da quelle tipografie, travestite da case editrici, che ci propongono di pubblicare a pagamento qualunque boiata. “Io pagare per pubblicare le mie opere?”, ringhiamo scandalizzati. Ma non dovrebbe sconvolgerci tanto il dover pagare, quanto il fatto che basti pagare per essere pubblicati. Se la selezione di queste case editrici fosse scrupolosa e la distribuzione di buon livello – perché no? – Francamente potrei anche decidere di contribuire alle mie pubblicazioni, anzi, forse potrebbe essere una soluzione per rendere possibile la pubblicazione di cose nuove e interessanti. Lo so, è antipatico, ma tra poco noi scribacchini in erba avremo solo 2 soluzioni: 1)la botta di culo (o di talento) di pubblicare con un grande editore
    2) tenere i nostri scritti nel cassetto (che in qualche casso, e magari anche nel mio, non è poi nemmeno un gran male).
    I piccoli editori cadono uno ad uno e nessuno, noi per primi, fa nulla e, comunque, quando ci proviamo, ci scontriamo con un mondo estremamente difficile.
    Faccio un esempio.
    Ho cercato di diffondere un po’ le antologie 9muse contenenti i miei racconti e, al contempo, di dare visibilità all’editore. Questo non perché sia buona ed altruista (forse anche un po’ per quello…si sa, io sono adorabile per definizione) e nemmeno perché Bianca mi è molto simpatica (beh, per quello un po’ sì) ma per il semplice – egoistico – fatto che più cresceva la visibilità di 9muse, più aumentava, di conseguenza, la mia “””fama””” di “””scrittrice”””.
    A questo scopo, io e un mio amico scrittore e musicista (Alberto De Lillo), abbiamo preparato una lettura dell’antologia “ho preso in mano quella fotografia e…” . Una lettura su musica o, per fare i fighi, un leading, come si dice negli ambienti nei quali il Jazz non è più Gez ma Giass.
    E’ venuta una cosa senza pretese ma abbastanza carina e l’intenzione era quella di proseguire, di organizzare una mostra fotografica che abbinasse ad ogni racconto una foto, magari di proiettare le immagini durante la lettura e… e dopo qualche “replica” , anche su suggerimento di Bianca, abbiamo desistito.
    Alle letture non veniva nessuno?
    No, anzi, c’era il pienone, eppure i libri rimanevano sugli scaffali. “Beh”, direte voi, “avete comunque avuto la possibilità di fare ascoltare a gente nuova i vostri scritti”. Purtroppo questo è stato vero solo in piccolissima parte. Le librerie sono alla canna del gas quasi quanto gli editori. Dopo essere andata a parlare con un po’ di librerie, alcune delle quali anche grandi e prestigiose, mi sono resa conto che l’aspettativa degli esercenti non era quella di offrire un trattenimento/servizio/proposta culturale alla propria clientela ma, bensì, quella di annoverare tra i propri clienti, gli amici e parenti degli scrittori. Le domande che mi rivolgevano non erano “di cosa parla il libro” o “qual è la linea editoriale di 9muse”, NO! La domanda ricorrente era: “pensate di portare molta gente? “ Conditio sine qua non per poter fare la presentazione: riempire la sala! Il ragionamento non fa una grinza: tu porti un tot di gente e, di quel tot, un “totino” comprerà qualche libro (ovviamente non il tuo ma altri visto che, se in sala ci sono solo tuoi amici e parenti, è probabile che, a questi meschini, il tuo libro sia già stato rifilato). A me non è successo, ma un mio amico mi ha detto che ad una presentazione il libraio gli ha contestato la tirchiaggine degli ospiti che, per quanti erano, avrebbero dovuto saccheggiargli gli scaffali e non soltanto le patatine del buffet.. E’ vero, la gente non compra più i libri (che vale tanto quanto dire che non ci sono più le mezze stagioni) ma non è solo una questione di cultura e di abitudini. I libri costano molto e, anche i più accaniti lettori devono limitarsi nei consumi o, quantomeno, ricorrere al palliativo – lecito e moralmente accettabile – delle biblioteche quando non addirittura a quello – spesso meno legale – del “lo tiro giù da internet”.
    Anche noi “””scrittori””” o aspiranti tali non facciamo poi molto per l’editoria. Lasciamo perdere chi si è messo a scrivere senza esser mai stato un lettore (e purtroppo, diosantissimo, ce ne sono e che il cielo li strafulmini) ma pensiamo anche alle manifestazioni editoriali di tutti i generi. E’ normale che i curiosi siano più degli acquirenti, ma chi di voi non ha mai visto, per esempio al salone di Torino, quei personaggi un po’ goffi (posso chiamarli così perché tra loro c’ero anch’io) cui scopo non è né quello di comprare, né di informarsi sulle novità editoriali ma semplicemente di rifilare alla “qualsiasi” il maggior numero di copie manoscritte della propria “opera”. Fateci caso, girano con un faldone di carta tra le braccia tipo gattino, entrano come schegge negli stand e, senza porsi quesiti sulla linea editoriale, domandano all’ignaro commesso: “pubblicate esordienti?” Al primo cenno di risposta affermativa, gli aspiranti scrittori lanciano sullo sterno del malcapitato preposto uno dei manoscritti (sarà lecito, in questi casi, parlare di lancio editoriale?), senza curarsi di aver consegnato un romanzo giallo ad una casa editrice specializzata in cucina vegana. Che c’entra questo? Forse niente ma quel che mi premeva dire è che anche quelli che, come noi, amano scrivere, coloro che vorrebbero “essere dell’ambiente”, non fanno nulla per rispettarlo né proteggerlo quest’ambiente. E per ambiente continuo a intendere quello editoriale, non quello culturale che, certamente, ha conosciuto tempi migliori, ma non può certo dirsi in crisi quanto il mondo dell’editoria. Insomma, l’idea degli e – book potrà essere deludente, anche deprimente, ma poniamoci nell’ordine delle idee che, forse, questa è l’unica scelta, ad oggi, possibile per una piccola casa editrice che voglia continuare ad esistere. O, almeno, è l’unica soluzione della quale una piccola Bianca può disporre oggi.
    Con questo sproloquio che ho voluto dire? Probabilmente non ho detto nulla (un nulla affogato in migliaia di caratteri…mai nulla fu più prolisso) ma la mia intenzione era dirvi/dirci: diamoci da fare!
    Riassumiamo:
    piccola editoria in crisi = cassetti pieni di manoscritti
    Che possiamo fare?
    1)Essere (innanzitutto) lettori
    2) Essere lettori attenti e scrupolosi
    3) Spulciare tra le proposte editoriali di nicchia per trovare quelle interessanti (non tutte lo sono)
    4) promuoverle parlandone anche solo tra amici e conoscenti
    5) per i più intraprendenti inventare qualche iniziativa che promuova la piccola editoria, recensioni, blog, serate a tema…il libro di Bianca “idee per far conoscere il tuo libro” (un e – book tra l’altro) la dice lunga sull’argomento.

    Personalmente, con la mia amica Sara Ronco, sto cercando di sviluppare qualche ideuzza che ci permetta di portare (e vendere perché lo scopo finale è quello) i libri che Bianca ha nel tinello e sulle cui cataste fa cenare la famiglia, in luoghi differenti dalle librerie. A novembre, se mi riesce di accordarmi col locale, organizzerò un cocktail letterario con spettacolo di cabaret per AMORE 2.0, una sorta di evento leggi e bevi: compra il libro e io ti offro lo spettacolo e il cocktail (così i soldi che andrebbero al distributore – che per altro non distribuisce – saranno devoluti alla più gloriosa causa etilica). Sara, da modella qual è, vorrebbe organizzare eventi fotografici (non ho ben capito quel che le va di fare, ma ha parlato di allestire un phset in un locale e…il resto non l’ho compreso. E’ la mia migliore amica, ma non capisco proprio tutto quello che dice… forse è perché non ci capiamo che siamo tanto amiche). Ovviamente sono disponibile ad aiutare a promuovere (come “scrittrice”, cabarettista, organizzatrice, spettatrice o semplice rompiballe) anche libri differenti da quelli che contengono miei scritti (purché si tratti di opere che ritengo piacevoli ed interessanti pubblicate da scrittori ed editori simpatici). Chi ha idee si faccia sotto e vediamo di riportare i libri al loro posto: su letti, divani, panchine, nei cruscotti delle auto, nelle borsette, sui tram, anziché in rete o, peggio, in un buio cassetto in attesa di pubblicazione. E’ volontariato editoriale, certo, ma un volontariato dei cui frutti potremo godere come lettori e “scrittori”.

  8. Ciao a tutti.
    La Desy mi ha evocata….
    Capisco e condivido tutto quello che scrivete, al punto di meritarmi uno scaffale in testa pieno di libri perché non prendo una posizione precisa. Secondo me un autore dovrebbe provare a tentare di promuoversi il più possibile. Tramite internet, tramite passaparola, tra colleghi e amici, andando all’Unitre dei pensionati del proprio paese…
    Sono per la stampa, ma anche per il formato digitale. Che ha pro e contro chiaramente, non solo il lato affettivo della carta. Io poi sono una sniffatrice di colla (che avete capito??? mi piace l’odore dei libri) e mi troverei male al pc (mi annuso il mouse??? struscio il volto sullo scherzo e rischio di ritrovarmi icapelli elettrici???). Quando leggo non mi va di distogliere lo sguardo dal libro (e quando sono in tram quante volte ho sbagliato fermata?), e mi chiedo se sarà così anche al pc? Dopo mezz’ora mi lacrimano gli occhi, e non è per la storia!
    In genere quando devo leggere qualcosa che sia un po’ lungo preferisco stamparlo…
    Capisco però che le nuove generazioni sono più abituate al pc, e che il formato elettronico sia un sacco meglio per un sacco di motivi (in più niente polveri, acari e amici della Folletto!).
    Immagino che sia impossibile stampare una copia per volta, però mi chiedo quante copie lo stampatore richiedo di stampare al minimo.
    Ho anche amici che per vari motivi (“Ho troppi libri in casa”, “Le poste sono lente e voglio leggere il racconto ORA!”, “Ho fatto voto alla Madonna di vivere senza abbattere troppi alberi, Ora il giornale lo leggo al bar, e dopo aver preso il caffé mi pulisco la bocca sulla manica e non sul tovagliolo di carta” ecc. ecc.) preferiscono i nuovi formati digitali…
    E mi chiedo… ma non si potrebbe fare “un po’ e un po’???”.
    Anche io ho visto pubblicati i miei primi racconti da Bianca, e per promuoverli preferisco la versione cartacea. Altrimenti dove faccio la dedica e l’autografo???
    Uhmmm… mi sa che sono più per la carta…
    Però voglio provare anche la diffusione tramite digitale, che venga il cagotto torrenziale al primo che mette su emule la mia roba!!!! A parte gli scherzi,c’è anche quel rischio!!!

  9. ok Zarina, ma al di là del soddisfacimento del tuo ego (al limite ti faremo autografe qualcosa’altro – che so? – biglietti del tram, ricette mediche) hai qualche idae (oltre a quelle già menzionate) per promuovere un po’ la piccola editoria? Che potremo inventarci? Pensa Zarina, pensa. Ti pare una via percorribile ho è una battaglia persa, secondo te?

  10. La mia impressione è che il mondo si divida in due: quelli che amano leggere, e leggono tanto, e SU CARTA — e quelli che non leggono, su NESSUN supporto.

    Bianca ha citato suo figlio che adora l’e-listening, però viceversa mio nipote, 9 anni, ha una cameretta che sembra la Biblioteca di Alessandria (quella antica, in Egitto, non la biblioteca comunale del capoluogo piemontese).

  11. Forse il futuro sarà l’e – book ma il futuro non è ancora oggi.
    E’ impensabile che secoli di libri sbiadiscano sotto il peso di vent’anni di internet. Di bambini che amano i libri è pieno il mondo e, per fortuna, anche molti adulti adorano leggere.
    Qui ed ora, però, (tra dieci anni si vedrà ) la questione non è “meglio libro o e – book?” perché la risposta è ovvia. E’ come chiedersi “meglio il Brunello di Montalcino prodotto nel piccolo e premiato podere Leopoldi o un asettico vinello in tetrapak prodotto da una grande industria?”
    Il problema di fondo è che non tutti si possono permettere il Brunello che, oltre ad avere dei notevoli costi di produzione, te lo devi pure andare a cercare direttamente al podere Leopoldi, visto che nel supermercato sotto casa, gli scafali sono stati tutti quanti colonizzati dal vinello in tetrapak. Se si continua così, probabilmente il signor Leopoldi finirà per non produrre più il Brunello (che tanto la gente non può permettersi e deve andarsi a scovare) e si ridurrà a vendere le sue pregiate uve direttamente all’azienda del vino in tetrapak.
    Ribadisco che, forse, più che chiederci “meglio e book o meglio libro?”, sarebbe più producente dare una mano al povero signor Leopoldi.

    Ps: scusate la metafora idiota, ma l’essere figlia di viticultori un po’ ha influenzato il mio modo di esprimermi.

  12. Ma io ho un sacco di idee… fotoset, eventi vari….
    “Vampira” forse diventerà un cortometraggio!!!
    conosco D.j., gestori di locali, faccio parte di due associazioni culturali e posso andare a rompere le balle anche a mia cuggina, che ne ha un’altra (di associazione, non di cuggggina!!!)

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