assaggi: “I casi della vita” in “Albina usa un dentifricio spermicida”

I sobbalzi del pullman erano piacevoli almeno quanto i colpetti regolari di Furio quando al lunedì, mercoledì e venerdì ci faceva l’amore.
Hop – hop – hop… sembrava un cavallino da trotto, e se non fosse stato sempre così ridicolo, sarebbe stato atroce per ogni donna.

I suoi genitori certo dovevano avere un macabro senso del sarcasmo per aver avuto la fantasia di chiamare Furio una persona che di furioso aveva solo l’innata mira di pisciare fuori dal water. E Michela puntualmente si chiedeva quale straordinaria abilità può avere un uomo nell’andare a centrare proprio lo spazietto infinitesimale tra la tavoletta e il muro, dove la scanalatura fra le mattonelle diventa porosa e irraggiungibile per qualunque donna delle pulizie.

Michela pensava a questo suo fidanzato dalla scriminatura dei capelli così precisa sulla destra, che ormai era diventata congenita e bilanciava in modo accademico la sua testa a pera. Lo vedeva addormentarsi la sera e svegliarsi la mattina perfettamente pettinato, scriminatura a destra. Anche quando facevano l’amore lei aveva provato a insinuare una mano in quella fila decisa di capelli ordinati, ma nulla, gli rimaneva comunque un solco delineato come il guscio di una noce.
Michela pensava, quel giorno. Durante l’uscita con gli studenti. (continua… sul libro!)

Tratto dal racconto “I casi della vita” in “Albina usa un dentifricio spermicida”  – http://www.9muse.net

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