“Di mattina presto”: una recensione “a caldo” da chi l’ha letto in anteprima

(a ruota libera…seguendo l’onda dell’entusiasmo)

 

I rischi maggiori che corrono le autrici rappresentanti del “gentil sesso” sono principalmente due: cedere alle lusinghe della leziosità, scadendo nella stucchevolezza o, al contrario, eccedere in spregiudicatezza, trasformando la propria sensibilità in una “sfida” (rivolta inconsciamente ai lettori maschi) tesa alla dimostrazione della propria emancipazione.

 

E’, invece, assolutamente piacevole imbattersi in scrittrici che preferiscono l’onestà intellettuale e il coraggio di esprimerla nei propri scritti, in maniera semplice e diretta.

 

Di mattina presto a digiuno” ne è una prova.

 

La forza espressiva dell’autrice, Claudia Bruni, è data proprio dal suo modo lineare e schietto di raccontare un universo femminile in boccio, ma assolutamente connotato.

La narrazione scorrevole e ritmata dei fatti lascia emergere una dolcezza che viene fuori da sé, senza necessitare sottolineature.
Il carattere dei personaggi traspare da particolari “fisici”, palpabili e concreti.
Ne è un esempio lampante il rapporto dell’omonima protagonista, Claudia appunto, con il colore rosso.
La sua predilezione per questa tinta ne delinea la sicurezza, la passionalità, senza nulla togliere alla fragilità giovane, sfiorata da una nota di insicurezza propria della sua età.
La capacità che ha la scrittrice di coinvolgere il lettore in un MOMENTO, più che in un mondo, stimolandolo alla complicità è sorprendente.

Claudia è una giovane donna, più che una ragazza: vive una problematica “tardoadolescenziale” affrontandola con una risolutezza e una lucidità che rende i suoi piccoli crucci profondi e quadrimensionali.

 

Alcuni registi contemporanei definiscono la creazione scenica teatrale l’arte del togliere.
Probabilmente tale definizione ben si adatta, a volte, anche alla narrativa (soprattutto quella autobiografica).
Non necessariamente spogliando un racconto da metafore o da un’eccessiva descrizione delle proprie emozioni lo si priva di prondità, al contrario: fornendo al lettore l'”indispensabile”, lo si stimola alla scoperta e all’introspezione autonoma dei personaggi.

 

Raccontare l’azione è più interessante, più coinvolgente che mostrare l’emozione.
Quanto più l’azione è definita e chiara, tanto più sarà forte ed emotivamente coinvolgente per chi vi assiste.

recensione a cura di PseudoCris

 

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